L'oppressione è un esercizio praticato ovunque, nei paesi
sottosviluppati come nei cosiddetti paesi "civili"
Se però nei primi è il potere della sotto cultura a farla da padrone, negli altri, ad opprimere i deboli, sono le imposte necessità del superfluo,
con in testa a tutte, quella del successo facile.
[...]
cos’è, che fa di un semplice homo, l’essere Erectus?
Cosa, se non il ricavare dal peggior momento della vita, la
spinta a risalire la china? Questo Mario l’avrebbe capito soltanto anni dopo,
da una confessione in extremis di don Peppuzzo. In quel momento sentiva soltanto
di essere finalmente libero. Sì! Ora poteva tornare tra le sbarre
materne
della sua onestà! Soltanto adesso capiva quale fosse il vero significato di
libertà!
E quale libertà, è più grande, se non il poter gridare al mondo
intero la propria essenza? Quale, se non il poter dire, senza più menzogna
alcuna, ciò che realmente si è, infischiandosene di tutto e di tutti?
Paragonò la sua ritrovata condizione a quella di sola
apparenza e finzione appena lasciata e che gli aveva richiesto
continua attenzione per paura d'essere smascherato, riconosciuto per ciò
che era realmente,
un uomo
onesto!
"La prigione degli asini Rossi"
la favola che si dovrebbe leggere
almeno una volta nella propria
vita
"La prigione degli asini Rossi"
(Romanzo) - 364 pg.
[...]“A tutto si fa l’abitudine...” mi disse laconico il vecchio
Cavaliere,
“... siamo esseri
umani, e come tali con grossi limiti.”
Ah, come aveva ragione!
E sì, perchè l’abitudine è un limite, e se vogliamo, forse uno tra i
peggiori.
Infondo è l’abitudine che fa da alibi alla
sopportazione, la stessa che a seconda dei comodi di chi ce l’impone, viene
chiamata pazienza, amor di patria, immolazione, sacrificio, epurazione,
umiltà, altra guancia.
“Sull’abitudine sguazzano le nefandezze del potere…”
mi diceva il Cavaliere
“... perché se un assassinio fa notizia, due fanno rabbia e tre
preoccupazione, tanti altri di seguito fanno abitudine, il che è come dire
accettazione!
A tutto si fa l’abitudine. Anche all’immondizia; anche alla
mafia; alla cattiva politica; alle guerre democratiche; ai genocidi.
Persino all’autodeterminazione dei potenti si fa l'abitudine.
Ma non vuol dire che sia giusto così!”
Ma quali sono le prigioni degli asini
Rossi?
E soprattutto, gli asini Rossi, chi sono ?
In un
sistema che con arroganza impone consumo e successo facile, dove il
protocollo dei poteri forti esige l’annullamento di ogni
individualismo, l’onesto è costretto a portare
sulle spalle il pesante fardello della autodeterminazione.
Il suo nome è
il più comune, Mario Rossi, in quanto comune è, nella maggioranza degli uomini
veri, il valore intrinseco dell’onestà.
Ma il sistema lo chiama invece asino
Rossi, perché egli non sa apparire come il protocollo esige.
Onesto, e per questo votato
all’insuccesso, egli non sarà mai rispettato né amato nemmeno dalla sua famiglia. Troppo
onesto, troppo virtuoso, troppo rispettoso di quei valori che non
pagano.
porterà quindi sulle
sue spalle
la colpa di non saper capire quale sia il vero dono della
"autodeterminazione", e come un asino che porta la sua soma, egli si
farà carico di trasportare ogni ben di dio ai piedi di coloro
che sanno apparire quello che in realtà non sono.
L'asino Rossi proverà
a mutarsi in ciò che il sistema esige, ma in polemica con Dio,
che sembra essersi dimenticato di quelli come lui, affronterà il destino con fierezza,
nell'attesa del giorno in cui potrà finalmente chiedergli conto.
a
suo modo
lo farà,
e
dopo
capirà.
L'asino rossi avrà finalmente
chiaro cosa veramente si nasconde dietro l'autodeterminazione concessa agli uomini
Da Dio.
e allora...
La rivolta degli onesti in Un paradiso lottizzato dal potere
la scoperta del segreto
dell'autodeterminazione
Saga esistenziale dal vago sapore
impressionista
Metafora fantastica delle
umane contraddizioni
Favola pregna di
satira sociale
Nel critico
momento socio-economico che stiamo vivendo, e per il quale molte incongruità
morali del sistema stanno venendo al pettine, questa scoppiettante parabola
appare quasi lucida analisi sulla degenerazione umana giunta a
premiare l’apparire invece che l’essere.
Attuale e
coraggiosa, l’opera non si tira indietro nell’indicare i poteri forti come i
veri responsabili di quanto accade.
In precario
equilibrio tra comico e grottesco, il romanzo è una dura disamina del concetto di
“Autodeterminazione”, troppo spesso chiamata in causa
dai poteri forti per
giustificare misfatti e malvagità che non avrebbero altrimenti
giustificazione nell’esercizio della prepotenza sociale per una più efficace
sottomissione economica e spirituale.
da un articolo di Saverio Lodato e Andrea Camilleri
"...Visto che la casa sta andando a fuoco, non pensate sia nostro dovere
dare una mano per spegnere le fiamme?"
"La prigione degli asini Rossi"
è il romanzo del reale meraviglioso che
vuole aiutare a spegnere
le fiamme
“Un
mondo che pretende di sviluppare unicamente una letteratura fantastica
finisce per produrre una letteratura senza scintilla di fantasia, basata
sulla ripetizione di formule, perché senza l’alimento della realtà la
fantasia non vive...
...E d’altra parte, un mondo che
pretenda di avere soltanto una letteratura realista finisce per
perdere il senso della realtà, e la sua letteratura sembrerà realista e
sarà astratta; perché senza il fermento dell’immaginazione non si
arrivano a vedere le cose come sono”.
Italo Calvino, Avana 1964
"La prigione degli asini Rossi"
ovvero
Le prigioni di
valori in cui
si costringono uomini rispettosi di regole
e le
variopinte libertà in cui sguazzano i poteri forti, i quali sanno come affrancarsi da remore e
giustizia.
Incipit
“Autodeterminazione!” rimuginò tra sonno e veglia sotto il
cartone.
Aveva trascorsa l’intera notte agitato, e ora, sotto la sua
copertura, stirava
con soddisfazione
le membra rattrappite .
Dischiuse
gli occhi. Si guardò intorno. Fece mente locale.
Sì, aveva ancora tempo, proprio non sembrava l’alba dell’ultimo giorno.
Eccitato come può
esserlo un bambino che sta per fare una sorpresa, scosse il capo,
poi,
sorrise.
Ci pensò su ancora una volta, poi, finalmente, ragliò...
"La prigione degli asini Rossi"
(Romanzo) - 364 pg.
la
favola che ognuno dovrebbe leggere almeno una volta nella propria vita
Dire al tuo
assassino "...ammazzi n'omo morto", invece che "Maramaldo, tu uccidi
un uomo morto!" in fin dei conti, cambia qualcosa?
Ecco perchè
"tra serio e faceto"
ed.
Lampi
di stampa
2003
Romanzo
storico generazionale
Fuori
edizione
Se alla luce del mattino muove il vigore della
giovinezza,
se all’ombra del pomeriggio spuntano le incertezze della
maturità,
è di notte, “ nel buio del silenzio”
che si ritrova l’orgoglio della vecchiaia.
2001
Romanzo
introspettivo
Quanto mi sono
prefisso nello scrivere,
è far nascere
nell'attento lettore che sappia immedesimarsi nel protagonista,
le forti
sensazioni di tristezza e disagio che molta parte occupano nel
più grande dei sentimenti, l'Amore.