Nella stanza di una cascina a Ciaccovo, frazione sperduta tra grandi rocce e valli incantevoli di un paese
"disopra", l’ultimo atto dell’umanità intera sembra prendere corpo. Ne è
causa una mammana, che a un bimbo destinato a nascere morto,
con una magica sentenza si ostina ad imporre la vita.
La forzatura produrrà il ripetersi dell'ancestrale diatriba che oppone
da sempre l'
"apparire" dei pochi, all'
"essere"
dei tanti.
Incitato dal
sistema
a prevaricare e
prendere scorciatoie per emergere ai danni dei suoi simili,
Mario sentirà invece
di essere costretto all'
onestà.
Invano, anch'egli
cercherà dapprima di apparire come i pochi, i disopra che sanno
gaiamente
rispondere ai dettami
di una società che incita a facili consumi, a leggiadria endovenosa, a successo
in polvere mantecato con sesso facile e mille altre leccornie. Vittima di febbrili visioni e incubi
rivelatori,
però, egli trascorrerà invece l'intera vita ingabbiato nella sua
imposta prigione, e soltanto dopo aver combattuto
invano e infine perso,
persino contro l'intera sua famiglia che lo vede come ostacolo al raggiungimento di
un disopra sociale, Mario si ritirerà sconfitto.
Lì, appeso in disparte ai bordi del
protocollo,
per lungo tempo
egli si obbligherà
ad osservare lo scempio che
gli uomini fanno senza soluzione di continuità
sul palcoscenico della vita. Li vedrà litigare, combattere, abbattersi
con grande determinazione per una qualsivoglia supremazia, ma che li faccia
finalmente apparire in
ruoli più disopra del vicino più prossimo.
Ormai vecchio e stanco, nella
speranza di potersi presto trovare di fronte a colui che,
solo, potrebbe rendergli conto dell’ "autodeterminazione" concessa
agli uomini, Mario crederà d'essere finalmente giunto all'ultimo atto
della sua esistenza.
Quanto dopo accadrà, invece,
gli farà comprendere come ancora più determinata, deve
essere, l'onestà degli onesti nei confronti dei profittatori.
Saga
esistenziale e fantastica, pregna di satira sociale. Commedia metaforica della vita in cui si rispecchiano le
contraddizioni dell’umanità. Le prigioni in cui si costringono gli uomini rispettosi di regole e valori , e le variopinte libertà di coloro
che sanno invece come affrancarsi da ogni remora e giustizia.
Incipit
“Autodeterminazione!” rimuginò tra sonno e veglia sotto il
cartone.
Aveva trascorsa l’intera notte agitato, e ora, sotto la sua
copertura, stirava le membra rattrappite con soddisfazione.
Dischiuse
gli occhi. Si guardò intorno. Fece mente locale.
Aveva ancora tempo.
Eppure proprio non sembrava l’alba dell’ultimo giorno.
Eccitato come può
esserlo un bambino che sta per fare una sorpresa, sorrise e scosse il capo.
Ci pensò su ancora una volta, poi, finalmente, ragliò...
Se alla luce del mattino muove il vigore della
giovinezza,
se all’ombra del pomeriggio spuntano le incertezze della
maturità,
è di notte, “ nel buio del silenzio”
che si ritrova l’orgoglio della vecchiaia.