Da l'Unità.it
di sabato 18 Aprile 2009
Lo chef
consiglia
di Andrea
Camilleri e Saverio Lodato
Dai
chierici traditori, agli intellettuali anoressici. Con nobili eccezioni
Camilleri,
Dacia Maraini ha scritto un articolo denso di passione civile raccontando la
cronaca del Paese addormentato; dove dormono i politici, dormono i giornalisti,
dormono persino gli scrittori. Ha preso spunto dalla domanda di un ragazzo
quindicenne sulla privatizzazione dell’acqua e citato il romanzo «Fontamara» di
Ignazio Silone. Ormai siamo invece circondati da abatini abbacinati dal pensiero
unico e con il sangue agli occhi se uno scrittore apre bocca in politica. Non
solo: vengono messi in discussione persino giornalisti e vignettisti come
dimostra il caso Vauro-Santoro.
Cominciò nel 1927, il filosofo francese Julien Benda, con il suo famosissimo «Il
tradimento dei chierici», a scagliarsi contro l’arte individualista e riservata
a pochi. Nel dopoguerra, Sartre e altri scrittori e saggisti proclamarono, per
l’intellettuale, il dovere assoluto dell’impegno politico e sociale. Nel l’68,
si sostenne che tutto era politico, vita e creazione artistica. E ci fu un po’
di indigestione, inevitabile dopo una abbuffata. Ma, dall’indigestione, la quasi
totalità dei nostri intellettuali è passata all’anoressia. Che non abbiano animo
di partecipare al dibattito politico è in parte comprensibile viste le
miserevoli condizioni e il bassissimo profilo della nostra scena politica. Non
vogliono sporcarsi le mani, anche se hanno luminosi esempi di scrittori, da
Tabucchi alla stessa Maraini, ma potrei fare altri nomi, che questa paura non
l’hanno mai avuta e continuano a non averla. Ma la cosa grave, e la Maraini ha
ragione a parlare di sonno, è che essi rimangono assenti anche davanti a
problemi che li riguardano come semplici esseri umani. Visto che la casa sta
andando a fuoco, non pensate sia nostro dovere dare una mano per spegnere le
fiamme?