Mentre il televisore annunciava un'edizione speciale del telegiornale, per la quale Carlo si accingeva ad alzare il volume, Giuseppe Colastefano arrivava con la spasa colma di fumanti spaghetti al tonno…

- Vieni a tavola ! -  disse perentorio Colastefano Giuseppe…

- UNA TRISTE NOTIZIA CI E’ GIUNTA IN REDAZIONE POCHI MINUTI FA’. UN INCIDENTE AL RAPIDO...-

- Ho detto a tavola ! -, disse Colastefano già nervoso spegnendo  il televisore.

Carlo lo riaccese.

-…LE CAUSE NE’ L’ENTITA’, MA SI PARLA DI MOLTI MORTI E FERITI. SI PENSA AD UN DERAGLIAMENTO, MA COL PASSARE DEI MINUTI SI FA STRADA L’IPOTESI DELL’ATTENTATO DI STAMP…

- Vigliacchi figli di puttana !…-, urlò Carlo, mentre il padre spegneva nuovamente il televisore,  lui continuò, fuori di sé -…assassini maledetti, hanno aspettato il Natale !

- Vieni a tavola…-, ripeté rabbioso il genitore.

-…lascia perdere che la pasta s’incolla…-, disse la madre voce tremula e supplichevole

- Ma che tavola di merda! -, urlò fuori di se Carlo.

In quello stesso momento squillò il telefono, era Carla che voleva comunicare la notizia.

- L’hanno confermato? Disgraziati! - , disse con voce gelida Carlo.

- Adesso ci si mette anche quella lì -, disse Colastefano, ed ebbe la malaugurata idea di interrompere la comunicazione strappando la cornetta al figlio.

Carlo guardò il padre con un’espressione rabbiosa. La madre deglutì terrorizzata, scattò in piedi,  pronta ad interporsi per evitare l'imminente conflitto.

 

Vidi per un istante gli occhi delle mie sorelle che già paventavano l'epilogo della scena, tristi  sguardi che mi avrebbero accompagnato per anni.

Guardai nuovamente mio padre, questa volta per sfidarlo, ma era con la spasa degli spaghetti ancora in mano, ed il capo, quello della sconfitta, chino su di essa.

 

Scaraventando via con i piedi tutto ciò che trovai lungo il mio percorso, imboccai la porta di casa nella convinzione che di lì a poco sarei riuscito a trovare finalmente la tanto agognata libertà.

 

Mentre si allontanava, Carlo confidava che quel suo tardivo gesto potesse mandare in frantumi almeno una fetta della sicurezza di Giuseppe Colastefano.

Usciva dunque anch’egli dalla scena familiare, facendolo addirittura in modo teatrale.

"Qualche mese, si disse, non potrà che essere salutare"

Mentre l’urlo del treno che imboccava la galleria rimbombava nei suoi pensieri, Carlo sbatteva con coraggiosa violenza alle sue spalle il portone di casa e con esso il suo passato in famiglia.