Era stata proprio mia figlia ad obbligarmi a partecipare alla festa.  "Mi parli di democrazia, di dialogo, poi ti comporti in tutt'altro modo! Sei anche tu come gli altri, non crederò più alle tue parole. Mai più ricordalo!"

Questo era stato il suo perentorio finale nei miei confronti, ed invano avevo poi cercato di farla retrocedere in quel suo drastico giudizio, adducendo le mie ragioni sul perché non intendevo intervenire alla festa e incontrare dopo quasi venti anni di separazione il mio vecchio genitore. Provavo imbarazzo al solo pensarlo.

 

Ad aprire andò proprio il vecchio Giuseppe Colastefano che si trovò inaspettatamente di fronte al figlio Carlo.  E fu proprio il figlio a rompere il ghiaccio visto che il padre, interdetto, subito non  lo riconobbe: “Posso partecipare anche io alla festa o mi lasci sulla porta?” – disse con tono canzonatorio.

Con una semplice e imbarazzata stretta di mano, come si conviene tra uomini schivi che s'incontrano per la prima volta, si avvicinarono e voltarono verso l'interno della stanza, proprio mentre seguendo l'istintiva felicità della più piccola, tutti si lasciavano andare ad un applauso d’assenso e commozione.

- Grazie! - disse la madre con le lacrime agli occhi, -... è il più bel regalo che potevate farmi  per il compleanno!

Il pranzo trascorse serenamente tra risa e battute riguardanti la vita di Alfredo, che, sornione e allegorico come sempre si lasciò sbeffeggiare da tutti, in primo luogo dalla nipote.

- Il caffè lo prendiamo in salotto con l'amaro -  furono le sole parole di Giuseppe Colastefano. Con quella breve frase interruppe la generale artificiosa allegria dettata dal suo silenzioso pensare agli anni perduti.

Dopo quelle semplici parole infatti fu un altro vociare, non più attento e composto di persone che vogliono andare d’accordo, bensì quello di normale nucleo familiare in festa che desiderano essere uniti.

Forse per la prima volta la famiglia Colastefano era tale, e il volto radioso della signora Carmela lo denunciava.

Lo stato d'animo della donna era un misto di tristezza e felicità, commozione e gioia dovuta forse non soltanto al festeggiamento ricevuto, quanto finalmente al realizzarsi dell'ormai insperato sogno di vedere la famiglia, almeno una volta in vita sua, serenamente unita e, se non felice, senza contrasti.

Imbarazzato nella sua difficoltà di comunicare in toni pacati con tutti, Giuseppe Colastefano non trovò di meglio che rifugiarsi a guardare il televisore, e dar luogo al suo zapping quotidiano.

Intendeva forse estraniarsi, nascondersi alla vista di tutti.

- Nonno...! - disse  dispettosa Libera ad un tratto, mentre con fare tranquillo di chi sa che se lo può permettere, spegneva l'infernale elettrodomestico -… nonno, non ti sembra questa una buona occasione per continuare tutti insieme la storia della famiglia e, una volta per tutte, spiegare le divergenze che ci sono e magari dire le proprie ragioni ?

Non ricevendo risposta dal nonno che imbarazzato aveva abbassato lo sguardo, la bimba si rivolse a Carlo e disse               - Papà...non credi che ho ragione? Non credi che sarebbe una buona cosa?

- Sì Libera, credo anch'io che sarebbe opportuno !-

Dopo un lungo silenzio durante il quale ognuno ebbe modo di riflettere sull’effettiva opportunità il nonno esordì.

- Ho sbagliato tutto, vero? - disse l'anziano Giuseppe Colastefano, che in quel frangente sembrava ancor più vecchio di quanto in realtà non fosse.

- Non essere estremista come il solito! - intervenne Alfredo ghignando, mentre in piedi col gomito poggiato sulla credenza ci osservava burlone come sempre e per nulla preoccupato.

- Adesso sono io l'estremista! - replicò Colastefano sorridendo seguito da Alfredo per aver colto nel segno ancora una volta.

- Va bene allora...- disse il signor Giuseppe alzandosi.

-...datemi solo pochi minuti !

 

Giuseppe Colastefano tornò con un quaderno ed una valigetta impolverata, quella usata quasi cinquant'anni prima dal genitore per il viaggio intrapreso in cerca di fortuna e si sedette stancamente sulla poltrona da sempre a lui riservata. Era giunta l’ora che tutti sapessero.

- Ecco qua! Sono pronto a rispondere alle vostre domande, e se vorrete, anche a spiegarvi qualche lato oscuro del nostro passato recente, “nostro” inteso come del paese, della nostra nazione.

Sbirciando da sopra gli occhiali a mezza luna che s'era inforcato sedendosi, spiò gli sguardi interrogativi   dei presenti, e deglutì.

Dopo un brevissimo attimo di esitazione, il signor Giuseppe Colastefano schiarì la voce e prese a parlare.

- Per favore, chiamate anche le ragazze che sono in cucina, è giusto che sappiano anche loro. Devo farvi una premessa!