Capitolo II
 
 
Mentre era in attesa che si risvegliasse dalla anestesia, seduto ai piedi del letto della sua amica e con lo sguardo fisso su di lei, Alberto prese a ripercorrere con la mente gli anni felici trascorsi assieme ai suoi due amici, le lunghe chiacchierate fatte negli ultimi tempi con la donna adesso inerme davanti ai suoi occhi, prima che la malattia le sconvolgesse l'esistenza, e quelle fatte con il marito di lei, uomo spensierato e felice da quando aveva raggiunto il suo equilibrio grazie alla sua Sandra.
Come sembravano lontani quei lunghi e sereni pomeriggi domenicali che, più per piacere che per abitudine, loro tre passavano di solito insieme.
- Sì, era da sempre stato sicuro. Non esisteva coppia più affiatata. Non c'era matrimonio più riuscito.
 
"Com'è strano..." pensò, guardando la sua amica più attentamente, "... frequentare una persona da tanti anni e non conoscerne a fondo il suo modo di essere, il suo modo di pensare, di agire".
I segreti che Sandra gli aveva rivelato, lo avevano lasciato interdetto, esterrefatto, ancora sentiva rimbombare nella testa le parole di lei.
Riusciva forse a capire il motivo per cui lei aveva voluto allontanarsi e sparire senza dire la verità al marito, ma perché coinvolgere lui fino a quel punto? perché trascinarlo in quella storia in malo modo quando invece avrebbe potuto essere d'aiuto ad entrambi?
Non se ne capacitava ancora, e il motivo principale era soprattutto l'amicizia che provava per Gianni, cui purtroppo non poteva dichiarare la verità senza tradire la sua amica e paziente, e venire meno così alla segretezza professionale e ancor di più alla fiducia che la donna aveva riposto in lui.
Sandra voleva colpire il suo uomo in modo da esserne odiata, bene, voleva procurargli il massimo dell'amarezza per indurlo ad un più rapido ritorno alla vita normale, benissimo, ma perché distruggere anche la sua amicizia con Gianni?
Questo non se lo spiegava, e ne soffriva ancora di più nella certezza di perdere così entrambi gli amici più cari.
Ce n'era un'altra di cosa che non capiva, ed era il perché Gianni ancora non gli aveva chiesto apertamente spiegazioni, il perché quelle poche volte che lo aveva incontrato non aveva preteso un chiarimento logico e doveroso, visto che la lettera dava motivo di supposizioni lecite.
Era stato un colpo tremendo per Alberto sentirsi dire da Sandra quelle parole, essere inserito stato nella lista dei suoi finti amanti, era assurdo, inconcepibile, non riusciva a farsene una ragione.
 
Anche se l'intervento chirurgico era riuscito, le speranze di salvare la donna, erano purtroppo infinitamente basse.
Due mesi di vita non di più, solo un miracolo poteva salvarla, ma Alberto ai miracoli non credeva, e quindi sapeva di dover fare qualcosa per la sua cara amica, ma tutto ciò cui pensava gli pareva sciocco, inutile.
Arrivò infine alla conclusione che distrarla sarebbe stata l'unica cosa più intelligente da fare, e così pensò di convincerla ad intraprendere un piccolo viaggio, in modo che si potesse distrarre da quel male inesorabile.
Passarono due giorni dal risveglio dopo l'intervento, Sandra era fiduciosa, si sentiva tranquilla e fisicamente bene anche se debole per l'effetto dell'anestesia, presto però la depressione l'avrebbe nuovamente indebolita anche nello spirito, e Alberto questo voleva assolutamente evitarlo.
 
- Senti cara, ti sei ripresa bene dall'operazione...
cercava di farle credere Alberto,
... ora dobbiamo solo aspettare tre o quattro mesi, poi faremo un controllo per vedere come il tuo fisico ha reagito. Ho pensato che faresti bene a cambiare aria, distrarti un pochino. Ti consiglio nel frattempo, come medico e come amico, di farti un bel viaggetto, un mesetto te lo concedo, magari in un paese che hai sempre sognato di visitare, dove la tua mente troverà riposo dopo tutta questa tensione -.
 
Chissà se riusciva a farle credere quelle bugie, sperava di sì, ma la sensibilità di quella ragazza era talmente spiccata da farle intuire sempre in ogni occasione anche le sfumature o le celate verità.
Infatti, serenamente, senza scomporsi più di tanto, Sandra rispose:
- Sì, farò come tu dici... -
E mentre Alberto già sorrideva compiaciuto del risultato che aveva ottenuto, Sandra aggiunse:
- ... andrò a morire lontano -.
Quelle ultime parole, dette con la semplicità disarmante come solo lei poteva, con impossibile tranquillità, annientarono la resistenza del dottore che fece violenza su se stesso per nascondere l'emozione, e per evitare imprecazioni di rabbia per l'impotenza del suo sapere.
Ci fu un trillo di richiamo che salvò Alberto dalla situazione, il cercapersone lo aveva salvato avvisandolo di una chiamata urgente.
- Mi chiamano tesoro, ma appena posso tornerò a tirarti le orecchie, non devi mai dire più queste cose assurde, fai del male sia a te che a me -.
- Guarirai ne sono certo -.
E scappò via.
Non era certo per niente, anzi era sicuro della fine imminente di Sandra, ma non se la sentiva di dirlo apertamente alla donna.
Quasi scappò via dalla stanza senza voltarsi e cercando di trattenere l'emozione che sentiva salire velocemente.
Uscendo Alberto richiuse dolcemente la porta alle sue spalle non sapendo che quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe rivisto la sua amica.
Infatti, con la calma di chi possiede la sicurezza delle proprie azioni e sa cosa deve fare, Sandra cominciò a radunare le sue cose.
Attese il pranzo, che consumò lentamente assieme alle altre degenti oramai sue amiche, le salutò con l'immancabile sorriso sulle labbra promettendo di tornare a fare loro visita, e senza che nessuno la notasse, uscì dalla clinica e si avviò, scomparendo dalla vita del suo amico così come aveva già fatto da quella di suo marito.
 
Alberto non ne seppe più nulla, cercò per molto tempo di rintracciarla, si fece in quattro, ma senza successo, senza nessun risultato.
Sandra era scomparsa nel nulla.
Solo da quel momento Alberto capì per davvero cosa stava soffrendo il suo amico, prima aveva creduto di sapere, aveva cercato di immedesimarsi, ma viverla quella triste esperienza era sicuramente un'altra cosa.
Il dottore provava rimorso nei confronti del suo amico, gli aveva nascosto tutto per non tradire Sandra, non aveva colpe, ma in ogni caso aveva inevitabilmente sbagliato.
Il non sapere dove fosse finita la moglie del suo amico poi non dava modo ad Alberto di riparare al torto fatto, cosa avrebbe potuto dire a Gianni incontrandolo, la verità era oramai credibile?
Il tormento derivante dall'angosciosa situazione era per Alberto arrivato al culmine, stava per prendere la sofferta decisione di chiamare il suo amico, desiderava fargli sapere la verità, ma non era facile farlo, e così si tirava sempre indietro al momento di fare il numero telefonico, cercando scuse a se stesso.
"Ora no, sono troppo occupato".
"Adesso è tardi, lo chiamo domani", e cose di questo genere.
Dopo tutto quel tempo, farsi vivi per comunicare delle notizie che sembravano a lui stesso incredibili era davvero impossibile, e anche se il segreto professionale gli dava qualche attenuante, avrebbe dovuto rendere noto forse già da qualche tempo a Gianni la verità, ma purtroppo aveva sempre rimandato, e dopo ogni volta era stato più difficile di prima.
Era stato grande l'impegno di Alberto per rintracciare Sandra, dall'alto della sua posizione aveva scomodato persino il Ministro degli esteri.
Tutto era stato vano, nessuna ambasciata sapeva di casi di morte di connazionali all'estero e poi chissà se le ricerche erano state fatte con serietà.
In Italia se ne erano occupati la Polizia, i Carabinieri, aveva anche dato incarico ad un'agenzia investigativa, ma senza ottenere esito alcuno.
Eppure doveva essere morta da qualche parte, ed un morto non può nascondersi come un vivo.
Anche questo motivo era fonte di ulteriori ritardi nella decisione delle spiegazioni da dare al suo amico, non poteva dirgli "tua moglie è morta ma non so né quando né dove".
E continuava a sperare che alla fine la notizia del luogo della morte di Sandra gli fosse notificata.
 
Nel prendere la decisione di chiamare, Alberto fu aiutato dalla sua segretaria, che a dire il vero gli era stata vicina sin dal primo suo momento di sconforto, e anche da prima ancora.
Stella era una gran bella donna, aveva classe e fascino da vendere e anche sul lavoro era insostituibile, tanto che Alberto voleva la sua compagnia anche ai numerosi congressi cui partecipava assiduamente.
La donna era segretamente innamorata di Alberto e non disperava di riuscire un giorno a sedurlo, ma era dai tempi della tesi di laurea che ci provava senza successo, al momento poi, la situazione non era delle più favorevoli.
 
Stella riuscì in ogni modo finalmente a convincere definitivamente Alberto che la soluzione più giusta era chiamare l'amico, e che spiegargli tutto con sincerità e senza remore era l'unica via d'uscita a quella situazione oramai insostenibile.
Bisognava farlo subito, senza indugiare ancora, o sarebbe divenuta una cosa veramente impossibile da fare in futuro.