Capitolo 1
 
 
- Giurami che non gli dirai nulla ... - pregò Sandra, forse, per la centesima volta.
- Non voglio che lo venga a sapere e che soffra per questo, sai bene che la sicurezza che ostenta è solo apparenza -.
 
Sandra, ormai sfinita dal dolore e logorata dall'implacabile malattia, non aveva pensiero che per il suo uomo, che aveva lasciato ormai da un anno, un lunghissimo tempo trascorso nella sofferenza del male che l'aveva aggredita nel momento più florido della sua vita. L'angoscia di aver abbandonato il suo uomo, paradossalmente, per amore, la prostrava ancor di più.
Davanti a lei c'era Alberto, dottore e amico dai tempi della maturità, che da solo combatteva contro il dramma che stava vivendo quella piccola, giovane, e ancora bellissima donna.
Oramai non poteva fare gran che per salvarla, nulla, se non aumentare ogni giorno di più la dose di medicinale e starle vicino, per alleviarle almeno il dolore morale che la donna provava per la sua scelta, e che tra l'altro comprendeva solo in parte.
 
- Non gli dirò nulla - rispose Alberto, cercando di nascondere l'emozione, e cercando al contempo di sapere da se stesso se avrebbe mantenuto la promessa appena fatta.
 
Quella donna stava morendo, ma ciò non le impediva di pensare al dolore che il suo uomo avrebbe vissuto nel saperlo, e stava facendo di tutto per nasconderglielo, fino al punto da abbandonarlo.
Alberto era amico da anni di Sandra e suo marito, era stato testimone di nozze dei due, lo volle lui stesso, perché "nessuno meglio di me può testimoniare la veridicità del vostro amore", lo diceva sempre scherzando con loro due, e ora purtroppo, ne aveva la prova.
Un tempo Alberto fu innamorato di Sandra, ma non lo disse mai a nessuno, non lo fece trasparire, non era giusto turbare l'amica, e poi non era il solo uomo che se ne innamorava, chiunque entrava in contatto con lei ne provava attrazione.
Era la classica donna che non si fa dimenticare; non alta, né prosperosa, tanto meno appariscente, un insieme di grazia e tenerezza.
Sandra aveva occhi stupendi e un sorriso disarmante, gentile con tutti e cordiale sempre, una ragazza da amare e coccolare, una donna che andava conosciuta a fondo per poter comprendere il suo modo di amare.
Qualche problema psicologico avuto in tenera età, non le permetteva di esprimersi al meglio nei rapporti intimi, e ne soffriva molto per questo, ma il suo uomo, incapace di vederla infelice, non le faceva pesare questa sua condizione, o almeno ci provava.
Sandra era la terza di quattro figli di una famiglia modesta, padre e madre emigrati nella grande città, provenienti da un posto sconosciuto forse anche a loro stessi, lavoratori per vocazione, di quelli che non smettono mai e che non hanno molto tempo da dedicare ai figli che considerano un dono di Dio, e in funzione dei quali vivono la loro vita.
Sandra era di animo sensibilissimo, di una dolcezza unica, e poi, aveva il dono degli occhi parlanti, di quelli che con uno sguardo ti riempiono di gioia o ti fanno tremare di paura.
Era ancora una bambina quando incontrò il suo uomo. Lui l'avvicinò come di solito faceva con tutte le altre ragazze, ossia con la sua innata simpatia che difficilmente lasciava indifferenti, in quell'occasione però, lei rimase attratta invece, come lo può essere una ragazza di quattordici anni, da Alberto, che sicuramente in fatto di bellezza e di prestanza fisica era superiore all'amico.
La simpatia e la bontà di Gianni però, ebbero ben presto la meglio, non che Alberto fosse cattivo ma aveva un altro fascino, quello da conquistatore.
Così Sandra cominciò a frequentare Gianni di nascosto ai suoi genitori, che a dire il vero quando vennero a saperlo ne furono contenti in quanto a conoscenza, per sentito dire, del valore di quel giovanotto che faceva il filo alla loro bambina, ed anche perché la figlia suscitava interesse.
Non sarebbe rimasta nubile a lungo.
Mentalità paesana.
 
- Aiutami a trovare una soluzione.
Voglio che soffra il meno possibile, te ne prego, sei l'unico che mi può aiutare -.
continuava a supplicare Sandra, pregando l'amico.
- Beh! l'hai già trovata mi pare la tua soluzione, te ne sei andata via no? Hai deciso tu la soluzione dei problemi mi pare -
disse Alberto con una punta di polemica.
Non era affatto d'accordo sulla decisione presa tempo addietro dalla donna.
- ... ero confusa, non sapevo cosa fare, un responso così terribile non me l'aspettavo e sono stata presa dal panico -
- Però se venivi prima a chiedermi consiglio, se l'avessi fatto prima di andartene senza dirgli il perché, senza una scusa cui potesse attaccarsi, forse sarebbe stato meglio per tutti, e sicuramente ora non ci troveremmo in questa assurda situazione.
È più di un anno ora che si starà chiedendo il perché di tutto questo, capisci che così forse non si rassegnerà mai? non credi che se avesse saputo subito la verità avrebbe potuto trovare il coraggio nella rassegnazione? -
Sandra scuoteva il capo confusa.
- Forse, potrebbe ancora capire..., - incalzava Alberto
- ...poi..., io che devo fingere di non sapere, che non posso aiutarlo, proprio io, il suo migliore amico.
È assurdo -.
- Lo so. Forse ho sbagliato -.
- No -, disse risoluto Alberto con tono di voce professionale,
- Hai sbagliato di sicuro, e per me ora, è più difficile aiutar-ti -.
- E va bene, come vuoi, ti dirò tutto.
Non te l'ho detto prima perché non volevo che tu mi biasimassi, odiassi, che mi cacciassi via -.
 
Fece un lungo sospiro come per ossigenarsi, come fanno coloro che vanno sotto l'acqua in apnea, lo fece per dire tutto di un fiato, per non fermarsi, per non dover prendere il respiro e rischiare così di non avere il coraggio di continuare.
- Prima di andarmene via, gli ho lasciato scritto un biglietto -.
- A parte il fatto che non ti caccerei per nessuna ragione al mondo, - disse Alberto allarmato
- Cos'è quest'altra novità, cosa avresti fatto? gli hai scritto? e cosa santo Dio -.
Sandra fece un altro lungo sospiro, poiché il primo aveva perso l'effetto per l'interruzione subita.
- Gli ho raccontato un sacco di bugie, gli ho fatto credere che ho molti amanti, che con lui ho finto sempre sin dall'inizio, che non gli sono mai stata fedele e che sarei scappata con un uomo di mezza età e molto ricco, che ero stanca dei miei sotterfugi e della vita che conducevo da sempre con lui -.
- Roba da pazzi - sussurrò Alberto esterrefatto e veramente confuso, incredulo. Cercò con la mano destra una sedia dietro di sé ma con scarso successo, tanto da rinunciarvi pur di non distogliere gli occhi dal volto di Sandra che sembrava essere entrata in trance.
 
Era arrivato il momento tanto temuto da lei, il momento decisivo, oramai non si sarebbe più tirata indietro, avrebbe detto finalmente tutto, si sarebbe così liberata di quel peso che troppo a lungo l'aveva angosciata.
Così, come in una confessione che fatta in punto di morte libera dai peccati, il disprezzo di Alberto nei suoi confronti, dopo aver saputo tutto, sarebbe stata la giusta punizione per quel suo comportamento sciocco che malediceva ora con tutte le sue forze.
- Capisci ora Alberto di quanto amore è capace una donna, quanto disprezzo devo procurarmi per non farmi correre dietro e... -.
Non terminò la frase.
Aveva finito il fiato e era scoppiata in un pianto a dir poco convulso, che invano Alberto cercava di calmare.
Quello stato d'animo certo non giovava alla salute della sua amica, ma non poteva fare altro che starle vicino.
- Com'è bella - pensò Alberto, neanche la malattia riesce ad offuscare lo splendore dei suoi occhi.
Ebbe l'impulso di bestemmiare a gran voce per la rabbia dell'impotenza del suo sapere nei confronti del male, ma si trattenne, sapendo bene che Sandra l'avrebbe biasimato come chiunque avesse imprecato a quel modo.
 
I singhiozzi si stavano diradando intervallati da lunghi e interminabili sospiri.
Poi Sandra abbozzò un sorriso come per chiedere scusa del fastidio che procurava, ma Alberto non le lasciò il tempo di dire nulla, le prese il viso tra le sue grandi mani e tirandola dolcemente a sé, le baciò la fronte.
Lo squillo improvviso del telefono li fece trasalire entrambi, come fossero stati sorpresi in atteggiamento equivoco, ma solo perché l'intensità di quel momento li aveva estraniati dalla dura realtà.
 
Doveva essere una chiamata importante, pochi avevano il numero diretto del suo studio, solo amici intimi o clienti di una certa importanza, tutti gli altri passavano prima al vaglio di Stella la sua insostituibile segretaria.
Si avviò con calma a rispondere, e non lo fece prima di essersi rischiarato la voce e stropicciato gli occhi.
Tanto gli bastò per riacquistare pienamente la calma e la sicurezza di quel serio professionista quale era.
Alzando la cornetta, e interrompendo l'ennesimo squillo ebbe come un presentimento, un timore che lo fece preoccupare.
- Speriamo di no - pensò mentre si accingeva a rispondere.
- Pronto? -
- Pronto Alberto? sono Gianni -.
Era purtroppo lui.
- Ciao Gianni come va? -
- Come vuoi che vada, possibile che neanche da te si faccia sentire? -.
Alberto guardò Sandra in maniera eloquente tanto che lei capì pienamente la difficoltà in cui aveva trascinato l'amico.
- No, non si è fatta sentire. Se è andata via da te a quel modo, credi che ha voglia di farsi sentire da me che non potrei far altro che sgridarla? -
- Può darsi che con te abbia il coraggio di fare cose che con me non gli riescono -.
Alberto rimase interdetto da quelle parole.
Che cosa aveva voluto dire con quella frase?
Ma forse era fin troppo chiaro!
- Che cosa vuoi dire con questo? -
si affrettò a chiedere al suo interlocutore.
Non ci fu risposta.
Aveva riattaccato.